domenica 12 luglio 2015

IL POTERE CURATIVO DI SUSHUMNA, IDA E PINGALA



Il potere curativo di Sushmna, Ida e Pingala

Con lo scopo di equilibrare i diversi tipi di Prana e i corpi sottili tramite il Kundalini yoga, nel corpo e nella mente si instaura un processo di auto guarigione.

Il corpo pranico, ha una intensa attività di guarigione che si manifesta attraverso le qualità dei tre canali centrali del corpo umano : Shusumna, Ida e Pingala.
Nell’anatomia sottile del Kundalini yoga, questi tre canali sono considerati le Nadi più grandi e più importanti.
Ricordiamo che le Nadi sono dei canali di energia sottile del corpo umano nei quali scorre il Prana, che si pratichi lo yoga o meno.
Quando gli yogi scoprirono che il Prana che passa in questi canali possiede una polarità specifica, e che utilizzando delle speciali tecniche è possibile isolare il passaggio del prana su una piuttosto che su un altra nadi, studiarono una tecnocologia specifica per riequilibrare l’organismo, pulire i canali e riuscire così a percepire il risveglio dell’energia kundalini.
Questi insegnamenti, tenuti segreti per secoli, oggi sono stati condivisi vista l’emergenza di questi tempi.

Entriamo nel dettaglio :
Shusumna è il canale centrale.
Se Ida e pingala possiedono cariche polari (positive e negative) il canale centrale rappresenta l’utilizzo della mente neutra, che ha un forte impatto di guarigione per il nostro corpo.

E’ possibile associare la forte energia di guarigione che scaturisce da questo canale allo spazio generato dal quarto Guru Sikh, Guru Ram Das.

Guru Ram Das, è conosciuto per la sua capacità curativa.
Molte sono le storie che si raccontano riguardo a cure miracolose attribuite al quarto guru, tanto che nella tradizione sikh e nei libri sacri, a Guru Ram Das viene assegnato il trono del Raja Yoga (Raj Jog Takhat Deeyan Guru Ramdas).

Invocare o meditare su guru ram das, significa sviluppare la mente neutra.

Provare per esempio a recitare il mantra :

Guru guru wa he guru guru ram das Guru.

Dedicando la recitazione alla cura di una persona.

Immagina di immergere il tuo paziente in una grande pozza d’acqua.

Prova ad associare la recitazione del mantra con il rumore dello scroscio dell’acqua.
Non fare altro, continua a recitare il mantra, resta attento e consapevole.
Stai innescando un processo di guarigione attraverso la mente neutra.
La guarigione potrà accadere attraverso la coscienza di Shusumna; attraverso l’utilizzo della mente neutra, imparerai ad utilizzare la consapevolezza come mezzo di guarigione, senza polarità ne attaccamento.
Sarà la tua esperienza con te stesso, con il distacco generato da te stesso; questo è lo strumento.

Pingala è associabile alla shakti, o forza di accumulazione. E’ il movimento di questo Prana da una posizione ad un’altra.

Ida utilizza la tua immaginazione, le credenze e l’abilità di proiettare una sensazione, una immagine o un suono che rappresenta l’infinito o il sacro.
Si crea una scena immaginaria, la scena crea una spazio di cura.
Immagina per esempio una bellissima spiaggia e metti la persona che vuoi curare in questa scena rilassante, piena di serenità, beatitudine, gioia.

Immagina odori, sapori, colori; quando immagini con tutti i tuoi sensi, Ida si attiva.

Questi tre livelli di cura, sono parte del processo di cura delKundalini yoga.
I processi di guarigione delle nadi, sono applicati automaticamente alla struttura dei Krya.
Gli insegnanti di Kundalini Yoga, non faranno diagnosi, ma incoraggeranno e supporteranno il naturale processo di guarigione attraverso l’utilizzo della tecnologia che loro stessi praticano, o hanno praticato.
In questo modo, la guarigione diventa un naturale processo di manutenzione di mente/corpo.

Esistono pratiche specifiche rivolte alla cura, i cerchi di guarigione, il Sat nam Rasayan, la terapia della spada della Gatka.
La pratica di una o dell’altra disciplina riconosciuta dal Kundalini yoga, garantisce l’accesso ad un profondo processo di guarigione che si innesca attraverso la stimolazione delle tre nadi maggiori.

La pulizia delle Nadi risveglia l’energia Kundalini.
Il risveglio della coscienza passa dalla presa di coscienza del nostro inquinamento interiore,  il desiderio e l’impegno con se stesso per il ripristino di una situazione migliore, il godere dei benefici derivati dall’impegno, e la nuova presa di coscienza per il prossimo obiettivo di evoluzione .

Tratto da:http://www.compagnia-dello-yoga.it/il-potere-curativo-di-sushmna-ida-e-pingala/#

sabato 11 luglio 2015

LONG: OVVERO IL DRAGO


ll drago, è sempre stato importante per i cinesi come simbolo e come motivo decorativo nell’arte e nelle feste popolari. Ma non sono molti coloro che possono rispondere alla domanda, chi è il drago o che conoscono i miti relativi a questa misteriosa creatura.

La spiegazione degli antichi sul drago era la seguente: «Il drago era il re di tutte le creature ricoperte da squame, più lungo rispetto a un pesce, e poteva rendersi visibile o invisibile, sottile o grosso, corto o lungo; saliva al cielo nell’equinozio di primavera e discendeva verso l’abisso profondo nell’equinozio d’autunno». Secondo la leggenda riportata nel Libro dei monti e dei mari «Ying Long, il Drago, era il dio della siccità, e lo si pregava per ottenere la pioggia. Chi You fece una battaglia con Huang Di – l’Imperatore Giallo – e fu attaccato col diluvio e ucciso da Ying Long, mandato dall’Imperatore Giallo, nei dintorni di Jizhou (Hubei)».

Secondo gli antichi libri, « Il drago era la cavalcatura dell’Imperatore del cielo, il dio e le genti delle tribù di Yandi, Yao, Hu del Nord, Yue del Sud e Shan Miao erano adoratori del drago e si chiamavano gli eredi del drago, loro progenitore e protettore ». Insomma, dal punto di vista degli antichi, il drago aveva soltanto taluni attributi divini di potere: poteva trasformarsi, era capace di chiamare il vento e la pioggia, di controllare le forse naturali, era la divinità animale che li aiutava in battaglia e il mezzo di trasporto degli abitanti del cielo.

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Vi sono stretti rapporti tra il drago e il totem; tutti e due hanno i caratteri di animali, considerati come antenati e protettori; la differenza è che il totem è un animale naturale, esistente nella realtà; invece il drago concentra immagini e attributi di vari animali, in una creatura mitica.

Sull’origine del drago, le opinioni sono diverse. Alcuni pensano che è un misto di vari derivati per evoluzione dal culto del coccodrillo, della lucertola, del cavallo, del maiale, del serpente o anche delle nuvole. Nei libri cinesi antichi ci sono molte descrizioni delle caratteristiche del drago; gli piace l’acqua, l’ibernazione, si spoglia delle sue scaglie, è oviparo, ha un corpo lungo. All’inizio, era concepito simile a un serpente, ma con zampe, unghia e corni e con un corpo scaglioso; i bambini nati nell’anno del serpente si chiamano nella tradizione popolare figli del "drago piccolo". Per cui all’origine del drago sarebbe stato il serpente e dal punto di vista degli antichi, serpente e drago sarebbero stati la stessa cosa. Ma seguendo la miticizzazione del totem del serpente, la sua immagine è cambiata gradualmente e alla fine è divenuto il drago: durante la dinastia dei Song settentrionali (XI sec.), è stata fissata definitivamente la figura del drago: corna come quelle del cervo, testa come quella del cammello, occhi come quelli del gambero, collo come quello del serpente, squame di pesce, artigli come del falco, zampe come di tigre, orecchi come quelli di bue.

Il totem era un prodotto della società primitiva e il drago era associato a eroi leggendari. Dire che si è figli del drago significa trasferire dalla collettività del clan alla individualità gli antenati; è nato così il modo di dire che Yang Di e Yao Di erano figli di Gan Long (il drago Gan) che la loro madre aveva sognato , prima della loro nascita: costoro erano i capi dei clan patriarcali del tempo antico. Poiché Yang Di e Yao Di vissero durante il periodo di transizione dalla società matriarcale a quella patriarcale, e cioè nel periodo tardo della cultura Yangshao (cultura neolitica del villaggio Yangshao) e nel periodo della cultura Longshan (4-5000 anni da ) anche il simbolismo del drago deve essersi formato nello stesso periodo.

Il significato simbolico del drago cambiò continuamente. Fu considerato simbolo di fortuna come la tigre bianca, il cardellino rosso e la tartaruga nera; durante il periodo del regno Liu Bang della dinastia Han Occidentale (III sec. A.C.), prese il significato di antenato del clan dominante e di simbolo del potere imperiale.

Durante il periodo delle dinastie Yuan, Ming e Qing, si decretò che soltanto la famiglia imperiale, dove si concentrava il potere, il drago era nei costumi imperiali, nei recipienti comuni e nell’edilizia; dovunque vi era l’immagine del drago, a dimostrare pienamente l’idea che il potere dell’imperatore era venuto dal cielo.

Per il popolo, il drago non solo era il rappresentante dell’imperatore: sin dal tempo antico, la danza del drago, la corsa delle barche a forma di drago erano attività ricreative popolari durante la festa di Primavera. Le preghiere per la pioggia con la danza del drago cominciarono durante la dinastia Han, le corse con le barche a forma di drago ancora prima.

Durante la dinastia Tang, re-draghi dominavano i laghi, i fiumi e i mari, erano responsabili della pioggia e della sicurezza della navigazione, ed erano i nuovi membri della famiglia del drago. Nel sentimento della gente, il re-drago era motivo di paura. Nei miti classici del Pellegrinaggio verso l’Ovest e de Ne Zha fa la battaglia con il regno del mare, il Re Drago era il protagonista negativo. D’altra parte, la gente gli costruiva templi dovunque e offriva sacrifici per ottenere la sua protezione. In talune storie storia classiche come Liu Yi consegna la lettera, Zhang Yu cuoce il mare, i protagonisti si sposano con le figlie dei re-drago e hanno famiglie felici. La distanza tra la gente e il drago era diminuita a causa della personificazione dei re-drago, benevoli e gentili, con teste di drago e corpi umani.

Concludendo sulla evoluzione del drago, possiamo dire che la sua forma è cominciata 4-5000 anni fa, si è sviluppata in sincronia con la nazione cinese e si è unita alla storia, l’ideologia, le religioni, la mitologia, la letteratura e l’arte, il folklore, con ricche motivazioni interne e forza suggestiva. Oggi, scomparsa la superstizione, alla gente piace il drago come portafortuna della nazione e la bella immagine e lo spirito di lotta del drago sono diventati un simbolo della nazione cinese e dello stato.

IL DRAGO IMPERIALE TRADIZIONALE

Risultato di trasformazioni continue, il drago imperiale tradizionale, detto long, è veramente spaventoso. Si presenta come una sorta di grosso sauro dalla testa cornuta provvista di quattro lunghi baffi, dal corpo agile, squamoso e munito di quattro zampe armate ciascuna di cinque artigli possenti. Si diceva un tempo per esaltare il sovrano: "il drago plana nel cielo del mezzogiorno", poiché dopo il II sec. a.C., esso è l’emblema e l’incarnazione della sovranità e della protezione imperiale, la sua fonte di energia è così potente che domina gli elementi ostili allo sviluppo della vita animale e vegetale. Un drago era scolpito sugli antichi lingotti d’argento utilizzati come moneta e il trono del "Figlio del Cielo" si chiamava "trono dei draghi". Sotto le ultime due dinastie, i Ming e i Qing, il drago apparve sugli abiti degli imperatori. Notiamo che le zampe sono armate di cinque artigli, i principi del terzo e del quarto rango avevano come emblema lo stesso drago ma con quattro artigli. L’espressione "seme di drago" significa: principi di sangue o talento letterario.

SIMBOLOGIA E ICONOGRAFIA

Mentre da noi il drago, potenza malevola, è il simbolo delle tenebre, del male, della maledizione e l’incarnazione di Satana, in Estremo Oriente, è piuttosto quello della prosperità, del benessere ecc. e, secondo i Taoisti, del Tao.

Così, lo si vede sotto le forme le più diverse e nelle combinazioni le più inaspettate, come motivo di ricamo, di scultura, nella decorazione di pezzi in ceramica, in lacca, in cloisonné ecc. Sotto l’impero, esso figurava sulla bandiera nazionale vicino a un "sole" rosso su fondo giallo.

Sovente il drago tiene tra i suoi artigli — o gioca con — una palla o un disco impropriamente chiamato sole o perla meravigliosa. Quando questa figura tra due draghi, si dice popolarmente che se la disputano.

L’iconografia cinese riproduce a volte dei draghi in numero di nove. Si conosce nel parco del Lago del Nord, a Beijing estendersi tra le costruzioni armoniose di quella che fu la Città Proibita, un muro-schermo lungo e meraviglioso in ceramica policroma chiamato jiu long bi, "Schermo dei nove draghi". Da un capo all’altro su un fondo azzurro, nove draghi si contorcono a gara al di sopra delle nuvole ondeggianti. Appaiono così naturali che sembrano pronti a lanciarsi per proteggere l’imperatore da tutti gli spiriti nefasti che potrebbero popolare i luoghi.

Poiché, secondo la credenza popolare, le principali specie di draghi sono nove, questo schermo protettore simboleggia tutti i draghi esistenti. È dunque nove volte di buon augurio.

Non bisogna confondere il drago long con il drago tan, altro animale fantastico munito di una piccola coda e di due corna. Il carattere che le designa è lo stesso della parola avarizia che d’altronde egli personifica.

Un simbolismo supplementare riveste il drago quando forma una coppia con un uccello mitico che la terminologia occidentale identifica con il nome di fenice. Si vedono degli esempi su delle medaglie talismatiche, degli specchi, degli oggetti in porcellana, ecc. È una illustrazione del detto popolare: "Drago che si eleva e fenice che plana" che identifica un letterato di grande sapere. Questa coppia fantastica suggerisce anche la prosperità così che l’espressione "splendore di drago e bellezza di fenice" a proposito di un uomo degno delle più alte dignità.

Un giovane uomo che cavalca un drago e una ragazza una fenice evocano la leggenda secondo la quale l’unione di questi due esseri sarà perfetta.

Frammenti d'Oriente, febbraio 2000

Tratto da:http://www.tuttocina.it/fdo/long.htm#.VaDEukpoaK1


mercoledì 1 luglio 2015

I NODI DEL DRAGO

In alchimia i draghi con la coda annodata rappresentano la fissazione del Mercurio, grazie alla quale ciò che è mutevole e caotico diventa stabile....







lunedì 29 giugno 2015

LE LEY LINES O VENE DI DRAGO

Le Ley lines o Vene di Drago: i flussi energetici della Terra

Ley Lines, la più antica rete globale

Le Ley lines sono presunti e immaginari allineamenti di un certo numero di luoghi di interesse storico e geografico, come monumenti e megaliti antichi, all’interno dei quali verrebbe sprigionata una forte quantità di energia. Veri e propri flussi energetici simili a fiumi che si intersecano in linea retta sulla superficie terrestre, secondo la Geobiologia hanno una larghezza variabile che va dai 3 ai 30 o 40 metri, e con una lunghezza stimata dai 5 ai 30 metri. L’intensità, quantificata in Bovis, che è lo strumento utilizzato per la misurazione delle cosiddette energie sottili, risulta variabile dai 6/7000 bovis, ai 15/16.000 bovis per quelle più potenti, che generalmente sono gli assi energetici lungo i quali vengono costruite, fin dall’antichità, le cattedrali romanico-gotiche.
Potentissime linee energetiche, erano note ai cinesi fin dai tempi remoti, e proprio per la forza sprigionata, erano definite Vene del Drago.
L’archeologo Alfred Watkins fu tra i primi ad identificare tracce di piste in linea retta tra le montagne del panorama britannico. La scoperta avvenne in modo del tutto casuale, poiché lo studioso si accorse che la maggior parte dei siti megalitici presenti sulla Terra era unita da linee rette immaginarie che seguivano però un preciso schema a reticolo.Le trackways, secondo lo studioso, erano allineamenti atti a facilitare la navigazione durante il periodo Neolitico, ed erano state probabilmente ridisegnate in epoche successive, persistendo poi nel paesaggio nel corso dei millenni.
L’attuale definizione di una ley line richiama ancora il significato di marcatore che le fu dato originariamente da Watkins, tanto che, secondo l’autore, ogni vera ley line avrebbe un punto iniziale o finale sulla cima di una collina. Lo stesso Watkins aveva però poi scartato il termine ley, indicando gli allineamenti da lui individuati come tracce arcaiche.

Nel 1969 lo scrittore John Michell riprese il termine ley lines, associandolo a teorie spirituali e mistiche su allineamenti di forme terrestri, sulla base del concetto cinese del Feng Shui. Riteneva infatti che una rete mistica di ley lines esistesse in tutta la Gran Bretagna. Secondo l’antica disciplina cinese che significa vento e acqua, a rappresentazione dei due elementi principe della Terra, le Ley lines o Vene di Drago suddividerebbero la Terra in un vero e proprio reticolato energetico.
Paul Deveraux avrebbe poi concluso che tutti i cerchi di pietre possano indicare la presenza di una ley line. La sua forza verrebbe misurata in base alla lunghezza, alla precisione della deviazione, al numero dei marcatori energetici ed al loro significato individuale. Su tali basi, si possono individuare le ley lines in diverse categorie di base, quali quelle astronomiche, funerarie e geometriche.

Secondo una delle più accreditate teorie, le origini del Feng Shui, nonostante siano ancora incerte, sembrano risalire alle tombe del Neolitico, e seguire i suoi principi nella costruzione. Ciò confermerebbe le teorie di Mitchell. Non a caso, nella costruzione del dinamico equilibrio di Yin e Yang, il primo, principio oscuro e femminile, è rappresentato dall’acqua; il secondo, principio caldo e luminoso maschile, è rappresentato dal vento, inteso nel senso del respiro. Entrambi indispensabili, si applicano nella vita quotidiana anche nell’arredamento interno degli edifici.

Il reticolato che verrebbe così a formarsi includerebbe tutta la Terra, e sarebbe evidenziato, in particolari zone, da costruzioni che sorgono in punti ricchi di energia, e in cui c’è abbondanza di acqua. Il più delle volte ed in base agli stessi principi è possibile rintracciare, lungo le ley lines, anche i cerchi nel grano.
Dopo la pubblicazione del libro di Michell, la versione spiritualizzata del concetto fu adottata da altri autori e applicata a paesaggi e luoghi di tutto il mondo. Entrambe le versioni della teoria furono criticate per il fatto che le distribuzioni casuali dei punti servivano inevitabilmente a creare allineamenti apparenti.

Arbor low stone circle

La deduzione che le linee avessero non solo funzione di comunicazione tra luoghi simbolo, ritenuti sacri, ma che fossero connesse all’energia spirituale di un posto, introdusse allo studio della magia e dell’esoterismo. La geomanzia divenne l’elemento cardine per preservare l’equilibrio armonico della natura che aveva dato prova della sua sacralità nell’aver conservato e rispettato, in migliaia di anni, punti di energia e monumenti sacri lungo i quali sorgevano luoghi di culto.

Avebury Henge vista dall'alto

Non a caso si parla spesso di Stonehengecome di uno dei siti megalitici più energetici esistenti al mondo, e dove spesso le persone si riuniscono per “ricaricarsi”. Lo stesso esempio viene fatto a proposito dei crop circles, molti dei quali compaiono proprio in quella zona. I monoliti contengono quarzo, eccellente canalizzatore di energia. Si tratta però di energie non misurabili secondo le leggi fisiche, ma attraverso la psiche o il subconscio. Potremmo definire questi punti dei veri e propri chacka della Terra, tanto che possono essere intercettati facilmente attraverso la rabdomanzia. Curiosamente, infatti, proprio nei dintorni, si riscontra sempre la presenza di corsi d’acqua.

Dove compaiono i crop circles – e sempre non lontano dall’acqua – invece, si sono registrati particolari infrasuoni e si è osservato come, in quei momenti l’energia che si sprigiona in quelle aree sia talmente elevata da influire su cellulari, registratori e telecamere.

Lungo le ley lines di tutto il mondo si riscontra una serie di elementi architettonici come osservatori, abbazie, templi e cattedrali maestose. I siti in questione erano scelti proprio in base ad un incontro tra i diversi nodi di energia; all’opposto, esistevano punti di energie altamente negative: il tipico esempio è rappresentato dal Triangolo delle Bermuda.
Com’è altrettanto vero che di luoghi come Stonehenge ne esistano infiniti altri: basti pensare ad Avebury HengeSilbury HillCastlerigg stone circle, o i Menhir della nostra Sardegna.

Ley lines - allineamento geometrico tra Silbury-Avebury, Stonehenge e Glastonbury

Proprio l’allineamento geometrico di Silbury, Avebury ed i complessi megalitici di Stonehenge e Glastonbury si combinano a formare un triangolo rettangolo che attraversa il paesaggio inglese. L’ipotenusa è formata dalla ley line di San Michele, che attraversa l’Inghilterra, lungo l’apice del Sole allo zenith nel mese di maggio. Avebury si trova infatti esattamente 1/4 di un grado a nord di Stonehenge.
La Michael Ley Line rappresenta così la principale linea di energia che collega i principali siti megalitici e altri imponenti edifici di culto dell’Inghilterra meridionale.

Linea di San Michele che passa per l'Italia

Il reticolato di questa antica rete globale formerebbe tutta una serie di triangoli sull’intero pianeta, tanto da far individuare collegamenti già noti, come quello della piana di Giza o quello tra Dodona, Thebes e il monte Ararat, solo per citarne alcuni. Farebbe però emergere anche una serie di elementi conosciuti solo agli esperti del settore, come quello che individua una ley line tutta italiana passante lungo l’asse della cosiddetta Linea di San Michele. La stessa, che coincide con la Via Langobardorum, ha origine in Cornovaglia, a Saint Michael’s Mount, attraversa la Francia passando per Moint Saint Michel e unisce la Sacra di San Michele della Val di Susa (proprio quella della TAV) a San Michele di Coli, vicino Bobbio, giungendo a Castel Sant’Angelo nel Gargano. Il disegno, all’apparenza incredibile, mostra una retta di 2000 km che unisce i cinque principali luoghi di culto in Europa dedicati all’arcangelo Michele e, allungandosi per altri 2000 km, arriva a Gerusalemme.
Molti ricercatori, tra cui Stefano delle Rose e Fausto Carotenuto hanno mostrato l’importanza del punto energetico, ritenuto un vero e proprio chakra o vortice vitale della penisola, e il fatto che la costruzione della linea ad alta velocità porterebbe alla luce forze oscure e potenti dalle profondità della Terra. Oltre a studi geologici che hanno verificato l’abbondate presenza di uranio e amianto nella Valle, e che sono stati completamente ignorati.
Le affermazioni che legano la TAV ad uno dei principali centri energetici della penisola, sottoponendolo a sconvolgimenti di enorme portata, sembrerebbero a prima vista molto fantasiose.
La stessa ipotesi delle ley lines, pur essendo molto affascinante, resta ancora piuttosto leggendaria e sembrerebbe non aver fornito, finora, alcuna prova concreta. Sarebbe del resto impossibile, per la cosiddetta scienza ufficiale, individuare nel concreto, rette immaginarie, che, pur attraversando boschi, pendii e percorsi disagevoli, attraverso migliaia di chilometri, congiungano i diversi punti del pianeta, tracciando vie di comunicazione e un fitto reticolato energetico. La stessa esistenza di campi di forza magnetica diversa di alcune aree non sarebbe ancora dimostrata.
Tuttavia, il significato esoterico che collegherebbe altari, boschi, edifici , sorgenti, cerchi di pietre non è di poco conto, e potrebbe trovare una spiegazione proprio nell’esistenza di una vera e propria Griglia Terrestre e di un reticolato di linee sincroniche che avrebbero ad oggetto non solo il nostro pianeta, ma tutti gli altri sui quali esista presumibilmente la vita.

Vera Di Donato

Questo articolo è riproducibile indicando chiaramente il nome dell’autore, il sito e linkando la fonte www.ilpuntozero.com

DRAGO SIMBOLO DELLE FORZE DELLA NATURA

Il Drago sintetizza in sé tutte le forze della natura. Vive nelle grotte e custodisce le terre e le caverne, guardiano quindi di un rifugio dove esistono forze magiche che devono essere impiegate unicamente da uomini di grande saggezza e conoscenza. La caverna diviene simbolo dell’uomo in cui il drago alberga allo stato latente, come addormentato, ma sempre pronto al risveglio. Ma se tale risveglio avviene in un tempo errato, esso divora colui che ha osato affrontare la caverna senza essere sufficientemente preparato. Ciò accade perché il drago è guardiano del tesoro, e tale tesoro si trova, sovente, sotterrato in fondo ad una caverna che simboleggia il cuore nascosto della terra e rappresenta la via interiore. Cosi i mostri o i draghi che custodiscono questo tesoro non sono altro che le immagini dei nostri desideri e delle nostre passioni che ci impediscono di accedervi.
L’oro, inalterabile e puro metallo, è sotto differenti forme, il simbolo di questo tesoro che si origina nelle profondità della terra (l’interiorità) che, associato alla vita è energia vitale, virtù e tutto ciò che vi è di positivo e degno di essere ricercato; quindi il drago diviene simbolo delle forze materiali che si frappongono tra il desiderio della conoscenza e la conoscenza stessa, che rimane nascosta.
Il drago è, prima di tutto, il guardiano di una sfera interdetta agli uomini ordinari. La sua missione fondamentale è quella di uccidere tutti coloro che bramano il tesoro ma che non possiedono un cuore abbastanza puro per ottenerlo. In questo senso appare il suo ruolo di guardiano dei segreti del divino che, alato, vola tra cielo e terra come un guardiano severo per impedire il passaggio verso le sfere più alte a elementi non preparati o purificati.


Ma il drago appartiene a tutti i mondi: deriva il suo corpo dai rettili, dai pesci, dagli insetti, dai felini, ha corna di cervo, zampe di aquila e molte altre forme ancora; compone così il suo aspetto a seconda di ciò che ogni uno vuole che sia, secondo i propri timori e le proprie paure, fintantoché non è domato. Così come può provenire dalle acque superiori, al pari frequenta le profondità sotterranee, sorge da ogni dove e da nessun luogo: giunto dallo stato più profondo della coscienza, è generato dalle ancestrali paure o dalle angosce viscerali, illustra nell’immaginario, ciò che è nascosto nei differenti piani del nostro essere ai diversi livelli di coscienza.
In questa manifestazione, il drago diviene l’archetipo della bestia, che traduce le paure elementari e i grandi istintivi timori della nostra natura animale.
Eppure, pur essendo manifestazione di ogni paura, il drago è simbolo benefico e positivo.
Il ciclo di vita e morte è rappresentato nell’antica alchimia con il simbolo dell’uroboros, il serpente drago che si morde la coda, vale a dire che realizza l’unità dei contrari: l’uroboros che si autoinghiotte illustra l’eterno movimento del ciclo vita morte ed esprime l’unità fondamentale dello spirito e della materia, secondo l’idea che ogni creazione deriva da Dio per tornare a Dio, si genera e si consuma da se stessa in un viaggio circolare senza fine. È l’immagine del tutto è uno e di tutto è in uno.
Così il drago, associato all’origine di tutte le cose, presiede ugualmente alla loro fine, poiché, secondo la visione ciclica dell’universo, la fine è allo stesso tempo un inizio.
Evolversi significa morire ad uno stato e nascere ad un altro. Il drago nella tradizione alchemica è fatto a pezzi e smembrato prima di poter rinascere. In questo modo il mondo alchemico evoca il metodo che deve condurre al risveglio: smembrare il drago significa scoprire i suoi elementi fondamentali, e il drago associato all’uroboros è l’universo circolare che non ha ne inizio ne fine, a questo punto l’uroboros indica la concezione in cui lo smembramento prelude all’ordine attraverso la conoscenza.
Vediamo come.
Quando nelle mitologie il drago incarna la natura del male, spetta all’eroe affrontarlo. Il drago deve essere vinto quando evoca istintivi terrori che sono tanto più forti quanto si crede di non poterli domare. Vincere il drago allora significa opporsi alle forze istintive, agli inconsci terrori, dominarli e ristabilire l’ordine umano e celeste.
Il drago, riflette l’immagine profonda dei poteri femminili, che sono quelli di generare la vita e nutrirla; di completare con la sua azione passiva, l’aggressività inerente alla natura istintiva dell’uomo; in questo senso, la lotta contro il drago ha per scopo quello di riconquistare i poteri femminili, elementi senza i quali l’uomo non può essere completo. Qui si manifesta la forma anfibia del drago che vive nelle acque, custode delle fonti, dei fiumi, dei laghi e dei mari, acqua che rappresenta la natura femminile e il suo relativo profondo subconscio. Per conquistare il tesori custodito dal drago, l’uomo deve necessariamente essere completo, deve cioè ritrovare la sua componente femminile nel suo essere, motivo per cui nelle storie di draghi è sempre una fanciulla ad essere prigioniera.
Combattendo il drago l’eroe realizza una triplice operazione: purifica col coraggio le forze che gli impedivano di combattere il proprio drago interiore, recupera il complementare elemento femminile e si apre la via di accesso al tesoro. Ma affrontare il drago significa anche attraversare il fuoco; fuoco che arde nel petto del drago e che equivale a dominare il fuoco delle passioni e dei desideri che divorano l’uomo come altrettanti draghi. Incatenare il drago, quindi, significa rendersi padroni delle forze onnipotenti della natura, ivi comprese quelle inerenti alla natura femminile.
http://andromedawaked.blogspot.it/2012/09/simbologia-del-drago.html

SIMBOLISMO DEL DRAGO

 
La maggior parte delle culture ha considerato il drago come una creatura benevola che abita le  grotte, i laghi, e il centro della terra. Antico simbolo di ricchezza il drago simboleggiava il potere degli elementi, in particolare, quello della Terra, ma anche il tesoro del subconscio. Appare quando è necessaria un’iniziazione.

Le ali sono il simbolo del suo dominio sull’aria e sulle forze psichiche e esoteriche che vengono dalla sfera spirituale,
ha il potere del fuoco e, col suo alito incandescente, brucia le impurità.

Può essere avvicinato soltanto dall’eroe che si è purificato dopo aver affrontato una serie di prove e rappresenta la meta della crescita interiore: la conoscenza perfetta del mondo spirituale e di quello materiale, Aldilà e Terra di Mezzo, secondo i celti
Dalle forze controllate dalle “Ossa del Drago” venivano fatti risalire alcuni poteri dei druidi: il comandare sulla terra e sulla nebbia, stato intermedio fra acqua e calore, vero respiro del drago che trasuda dal suolo; la nebbia che confonde e immobilizza il nemico.
 
Il Drago è un mostro ibrido che investe tutti i territori dell’immaginario, sorge dal caos, sbuca alla luce dalle profondità della terra e delle acque profonde, e si installa su vette o valli isolate e nascoste, e negli antichi castelli, per dominare su timori e speranze dell’uomo.

Il Drago è fondamentalmente un Guardiano.

Col progressivo distaccarsi della spiritualità dalle forze della Natura, e con l’istituirsi delle religioni istituzionalizzate, in contrapposizione con la religiosità naturale primordiale, il Drago viene identificato col male, perdendo il vero significato che possedeva in origine.
Con l'avvento del Cristianesimo,il Serpente e tutti gli animali tellurici,così come tutte le espressioni di Paganesimo che non riuscirono ad essere inglobate,divennero la rappresentazione del male,il Serpe,simbolo ancestrale di conoscenza,si trasformerà nell' oscura figura del maligno cristiano.
 
Nonostante questa demonizzazione,durante il medioevo ritroveremo il simbolo del Drago in moltissimi stemmi araldici (casato Visconteo,il cui stemma è tutt'ora blasone di Milano)e in molte chiese cristiane,ad indicare la presenza di forti energie telluriche in zona.
 
Secondo la mitologia celtica, il Drago rappresenta le forze sotterranee e i poteri della terra e delle acque profonde, nascoste e rigeneratrici di vita,è talvolta rappresentato come un serpente d’acqua. 
 
Ci sono molti riferimenti a draghi o serpenti nei miti celtici.  In molte occasioni i guerrieri Fianna hanno combattuto enormi draghi. 
 
Il drago era un simbolo che evocava in modo potente la buona sorte dei guerrieri,potevano anche apparire agli iniziati prima di una prova importante. I compagni del Dio, grifoni o mostri anguiformi, definiti solitamente 'coppia di draghi', figurano incisi come emblema sui foderi di spada dei guerrieri dell'espansione storica. 
 
Intarsiati talvolta di filo d'oro, accompagnano i guerrieri di ventura nelle loro peregrinazioni attraverso l'Europa nella ricerca della 'buona morte', che li renderà eroi simili agli dei.

http://www.oroboro.eu/blog/2013/04/08/Simbologia-del-serpenteIl-Drago.aspx

SIMBOLOGIA ESOTERICA DEL DRAGO

Mentre in oriente il drago è simbolo delle forze creative e benefiche, collegate anche alla simbologia del serpente, in Occidente il significato è devastazione e pericolo, è un terribile portatore di morte e rovina: di aspetto molto simile a un enorme serpente, il drago era dotato, nell'iconografia classica, di piccoli arti superiori e inferiori e di artigli micidiali, oltre a enormi ali e fauci che sputavano fuoco.


Le leggende vogliono che la sua vita fosse lunghissima e avesse origine da un uovo che impiegava almeno un secolo per schiudersi, dopo almeno 500 anni il corpo del piccolo cominciava ad assumere l'aspetto caratteristico per il quale è noto, completando lo sviluppo solo dopo altri 500 anni, è proprio grazie a questa notevole longevità che i draghi traevano nel corso delle loro lunghissime vite, una conoscenza e una saggezza senza pari.

Ma soprattutto il significato nell'esoterismo il drago rappresenta simbolicamente la prova da superare per colui che voglia impossessarsi della sua ricchezza e del suo sapere, mangiandone il cuore in questo modo comprenderà il linguaggio degli uccelli o di altri animali e diventerà sapiente.

Nelle leggende e nei racconti mitologici il drago è il custode di inestimabili tesori nascosti in cima ad altissime montagne e territori impervi difficilmente raggiungibili dagli umani, così ad esempio lo ritroviamo a guardia del vello d'oro e del giardino delle Esperidi, dove cresce l'albero dei pomi d'oro, probabilmente il tesoro vero non è tradizionalmente il cumulo di monili e forzieri traboccanti d'oro al quale siamo abituati, ma la conoscenza arcaica di valore inestimabile e destinata a pochi coraggiosi, soprattutto perché riguarda il controllo dell'energia sessuale che dona vita e morte e la conoscenza del creato.

In molte tradizioni per essere dichiarato tale, l'eroe (la parola eroe ha la radice del suo nome in Eros, il dio dell'amore e quindi della sessualità) deve affrontare il drago che lo può annientare oppure donargli immense ricchezze e preziose conoscenze altrimenti impossibili da raggiungere.

L'aspetto simbolico di questi racconti valido ancora oggi, è che il lato oscuro di noi rimane quasi sempre celato, ignorato o rinnegato, ma chi osa entrare nella grotta affrontandone le tenebre, riconosce l'esistenza  di queste forze  oscure, e, dopo averle dominate, può trarne forza, proprio come l'eroe che vincendo il drago ne esce accresciuto in conoscenz, gloria e onore.

E' inoltre indispensabile parlare, anche se brevemente, del significato del drago della Cina, qui esso rappresenta il principio maschile Yang dell'ordine cosmico, la creatività, il dinamismo, la forza di muovere gli eventi: nella mitologia cinese si spiegavano i fenomeni metereologici, i temporali, la grandine, la neve, la pioggia, il tuono e il fulmine con la presenza del dragone che attraversava i cieli.

Esso è quindi il simbolo di tutte le energie creative anche se potenzialmente pericolose della natura, oltre a essere collegato all'acqua, ambiente in cui vive, inoltre il drago è presente in tutti i simboli cinesi che esprimono energia tant'è che in quel paese si ricorre alla sua immagine per indicare la presenza di energia elettrica.

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