lunedì 29 giugno 2015
IL SIMBOLO DEL DRAGO TRA ORIENTE ED OCCIDENTE
SIMBOLOGIA DEL DRAGO
Nonostante la sua origine fantastica, è profondamente radicato nella
psiche collettiva, e per questa ragione compare di frequente nei sogni dell’uomo moderno e civilizzato.
Protagonista di fiabe e racconti diffusi in tutte le culture fin
dall’antichità, rappresenta le forze oscure e demoniache da combattere
e da vincere, l’istintività incontrollata, i contenuti dell’inconscio più
rinnegati e potenti con cui confrontarsi per conquistare la propria
energia inconscia, per utilizzarla senza farsene asservire.
Il suo significato simbolico spazia da questo aspetto di “ombra” a quello di madre castratrice
e terribile, colei che trattiene ed impedisce la crescita ed il
distacco, che si oppone alla maturità. Sia Jung che Freud riconoscono
nel drago la peculiarità dell’archetipo materno con
cui l’individuo dovrà combattere per potere sentire ed esprimere la
propria carica libidica e la propria sessualità.
Considerato per la sua ferocia e la sua forza un temibile avversario, appare spesso alla soglia di una caverna, nel ruolo di “guardiano” di qualche tesoro, tesoro che l’eroe di turno dovrà conquistare combattendo.
Ogni battaglia col drago diverrà allora metafora della ricerca di un
significato che vada ad ampliare il Se’, e che appare come un tesoro,
allorché viene strappato dalle oscure regioni psichiche in cui si
trova. Così il sognatore viene confrontato con la forza inconscia
dell’ombra da cui egli può attingere forza, che lo può sostenere
nell’affrontare la realtà.
La vittoria sul drago è il trionfo dell’io sulle
forze regressive dell’inconscio che si tradurrà nella capacità di
affrontare e superare i drammi e i cambiamenti che la vita presenta. La lotta col drago dei sogni è allora un rito iniziatico che consente al sognatore di affrontare il proprio “drago interiore” per integrarne la forza (il tesoro) e che gli consentirà, novello eroe, di andare nel mondo.
Anche questo aspetto è importante nella simbologia del drago
perchè contribuisce a definire, in sogno, l’espressione di un potere
naturale latente dell’individuo, a cui potrà accedere attraverso un
percorso di crescita e di conoscenza, in un personalissimo viaggio dell’eroe.”
IL DRAGO COME VIA INIZIATICA

perdere le dimensioni umane. L’uomo non entra quale dominatore
nelle sue strutture; ne è la misura inferiore, quella della attrazione
verso gli ingressi del Drago. Il Drago è il frutto delle idee degli
uomini; è la materializzazione delle loro speranze e desideri, delle
loro paure, ma è allo stesso tempo la materializzazione del mito ed
esiste nei mondi paralleli.
Il Drago verde è la terra. Imparziale e sacro, tutto accoglie e trasforma,
tutto genera: è la nascita e la morte, è la trasformazione
dell’Opera. Dal Drago verde sorgono due mostri. Il primo è quello
fisso, di pietra, tentacolare, affascinante nella sua forma immota
di demone costrittore, che appare però protettivo come il grembo
materno, ammaliatore come il sottile fascino di Venere nelle sue
rovine di marmo biancheggianti come ossa. È lo scheletro, l’immutabile,
ciò che sostiene. Non ci si può avventurare nei sottili piani
dello spirito se non si è muniti di corpo. Questo primo mostro è “il
costruito”, la città; è l’Idra dalle mille teste, la medusa che impietrisce
e dalla cui testa recisa nasce Pegaso, il secondo mostro. È
nato dai vapori stessi della terra ed è nel contempo figlio della pura
luce dello spirito. Ha le zampe sulla terra, dove cammina, le ali
per volare nel cielo e la testa che si dissolve nell’assoluto, nella pu
ra vibrazione; il suo corpo è composto di otto parti, la coda è la
quintessenza del veleno.
Chi si avvicina a lui e vi sale dentro lo fa dagli ingressi che più gli
si confanno e che sente simili a sé. Le trasformazioni che subirà, una
volta dentro, saranno irreversibili: mai più ritornerà come quando vi
è entrato, non sarà mai più lo stesso uomo. Può solo salire, andare
verso l’alto, verso il riconoscimento di se stesso, della sua totalità,
della sua unione con lo spirito. La sua meta è arrivare alla testa, alla
sorgente della pura luce, del puro suono: quello che cambia è solo la
lunghezza del percorso da compiere.
C’è chi entra dall’ano, chi dagli intestini, coda, fegato, stomaco,
cuore, gola, polmoni, chi direttamente dalla testa. Ognuno avrà un
differente cammino, ma attraverserà assolutamente tutto ciò che la
sua natura richiede per liberarsi da tutte le scorie. Non dimenticherà
più niente, ma comprenderà tutto lo svolgimento dell’esistenza, nella
sua totalità, dalle forme più basse a quelle più alte. Sarà nel mondo,
ma non ne sarà più schiavo. Chi arriverà alla testa guiderà il Drago.
Tutte le creature vivono, dormono, mangiano e lavorano dentro il
Drago. Arriva il momento in cui il Drago, pieno di uomini, abbandona
le sue zampe sulla terra e apre le sue ali. La Forza che lo muove è
energia cosmica presa dalle “ruote delle criniere”, insieme all’energia
che gli uomini che stanno dentro di lui generano e irradiano. I due
mostri, quello fisso della città, e quello volante, si fissano e si affrontano.
Il mostro fisso cerca di resistere, sa che non deve farsi toccare,
neanche per un istante, dal Drago del cielo.
Il Drago ha la proprietà di trasformare tutto ciò che tocca in qualcosa
di simile a lui; egli è la Pietra Filosofale. Nel momento della lotta
il Drago lancia fiamme dalla bocca e niente può fermare il suo
cammino.
Ma dove è ora il Drago? Ha vinto ma dove è andato? La sua dimora
non è più di questa terra, il suo compito è distruggere l’ignoranza.
Se ne è volato via; è la Barca del cielo che prosegue il suo
percorso negli universi paralleli per ritornare forse in un prossimo
eone. Ora il suo compito è terminato. È ridiventato pura energia e
la sua forma non è più visibile all’occhio umano, ma esiste quale
forza dinamica e spirituale, nella dimensione della consapevolezza
atemporale.
Il suo messaggio sulla terra sarà propagato dagli uomini totali,
che una volta erano in lui e che sono stati “seminati” sulla terra nel
momento della sua dissoluzione. Ognuno di loro è il Drago, e il Drago
è in ognuno di loro.
La storia dei due contendenti si ripeterà all’infinito, sempre nuova
e sempre simile, con il ricordo dell’origine degli esseri nuovi e
della lotta trasformante e liberatrice. La loro esistenza sarà per sempre
parte del loro Tutto, il grande Drago.
Il Drago è soprattutto una via iniziatica e una disciplina esoterica.
Corrisponde alle quattro direzioni: con il Drago si osservano le stelle
(nord), si viaggia per le stelle (est), si è nelle stelle (ovest ), si diventa
una stella (sud).
da il libro del Drago di A.Veggi
L'ENERGIA DEL DRAGO
.
Il simbolo del drago ha un fortissimo impatto sulla psiche; suscita paure ancestrali (forse ricordo filogenetico dell'epoca dei dinosauri) ma anche fascino ed ammirazione, a livello esoterico racchiude la simbologia dei piani di potenze, sia nel loro aspetto distruttivo che in quello di potenzialità da trasformare e padroneggiare per metterle al servizio della coscienza.
Ecco quindi che emerge la complessità della figura del drago (polivalente e polisignificante): mostro divoratore, ma anche rigeneratore; immagine del caos primordiale, signore degli stati istintuali-inferici dell'animo e potenza ancestrale (nell'immaginario di alcune tradizioni arcaiche il drago avvolge nelle sue spire l'intero cosmo); progenitore di vita umana (nella mitologia greca Cadmo uccide il drago che sta a guardia della Fonte Castalia e ne semina in terra i denti, dai quali nascono immediatamente uomini armati); protettore della nazione nella tradizione imperiale cinese ed in quella celtica e germanica (il "draco normannicus" era spesso raffigurato sugli scudi dei guerrieri nordici).
"Ciascuno di noi ha il suo drago da abbattere: per questo il Drachenkampf (lett. "battaglia con il drago"), la vittoria su se stessi e sulle pulsioni più abbiette dell'io, diviene un momento centrale del "processo d'individuazione" proposto da Carl Gustav Jung. Tale battaglia, volta alla conquista del tesoro che sta nel fondo di noi stessi, è però, appunto perché tale, una iniziazione. Nella Sigurdhsaga, per questo, il cuore e il sangue del drago Fafnir, ingeriti dal vincitore Sigurdh, gli daranno il dono di intendere il linguaggio degli uccelli: (N.d.R. da notare che nella Tradizione spesso gli uccelli sono associati agli iniziati) cioè gli procureranno la sapienza che deriva dalla vittoria su se stessi e sulla parte più oscura e ferina di sé.Mostro ma anche maestro, il drago si sacrifica rivelando al suo uccisore - che perciò è anche suo allievo, e quindi, ritualmente, suo figlio - il segreto profondo dell' essere. L'iniziazione termina con la morte dell'iniziatore e con il suo rivivere - attraverso l'ingestione del cuore e del sangue - nell'iniziato. E l'eroe sa bene che affrontare il "suo" drago significa guerreggiare con se stesso, suicidarsi come uomo vecchio per risorgere come Uomo Nuovo."http://www.raphaelproject.com/conferenze_online/inc_114.htm
IL DRAGO CINESE
IL DRAGO CINESE è un animale con precisi attributi divini: capace di chiamare il vento e la pioggia, di controllare le forze naturali, è un assistente in battaglia ed il mezzo di trasporto degli abitanti del cielo ("Il drago era il re di tutte le creature ricoperte da squame, saliva al cielo nell'equinozio di primavera e discendeva verso l'abisso profondo nell'equinozio d'autunno"). Assieme alla tigre bianca, alla fenice rossa, e alla tartaruga nera, il drago (verde) era considerato simbolo di fortuna e prosperità, guardiano della direzione dell'Ovest. A partire dal III-II sec. a.C. assunse per lo più il significato di antenato del clan dominante e quindi simbolo del potere imperiale.
Il drago imperiale tradizionale, detto long, è un enorme sauro dalla testa cornuta (leonina) con lunghi baffi, dal corpo agile, squamoso e munito di quattro zampe dotate ciascuna di cinque artigli possenti; tale creatura era in grado di dominare gli elementi ostili allo sviluppo della vita e per questo protettrice della vita stessa.
- Draghi celesti (imperiali): di colore verde molto chiaro, erano a guardia del cielo ed erano gli unici ad avere 5 artigli per zampa;
- Draghi spirituali: di colore azzurro, erano i più venerati in quanto guardiani del vento, delle nuvole e dell'acqua, e quindi da loro dipendeva il raccolto dei contadini;
- Draghi terrestri: di colore verde smeraldo, erano i guardiani dei corsi d'acqua, regolandone il flusso e vivendo nelle profondità dei fiumi;
- Draghi sotterranei: di colore dorato, erano i custodi di grandi ed immensi tesori e dispensatori di felicità eterna;
- Draghi rossi e Draghi neri: creature violente e bellicose, che si scontravano continuamente nell'aria causando con la loro energia violente tempeste.http://www.raphaelproject.com/conferenze_online/inc_114.htm
domenica 28 giugno 2015
I DRAGHI NELLE LEGGENDE DELL'ANTICO EGITTO
L'ureo del Faraone
L’ureo è l’emblema di serpente presente sul copricapo del faraone, simbolo del potere. Rappresentava il “più antico degli antichi”, che esisteva prima del cielo e della terra, ed era usato come immagine protettiva: gli egizi credevano infatti che il cobra avrebbe sputato fuoco all'avvicinarsi di un nemico.
I draghi più importanti della mitologia egizia
Il drago Aker rappresenta la terra e incatena le spire di Apep. Si credeva che presiedesse il punto in cui l’orizzonte orientale e quello occidentale dell’oltretomba si incontrano. Aker aiuta le forze della luce legando e incatenando il serpente Apep quando il dio Ra attraversa il regno dei morti.
Ankh-neteru era un dio-serpente. Afu Ra, dio del sole, fece spingere la sua nave attraverso il corpo di Ankh-neteru da 12 dèi, entrando dalla coda e uscendo dalla bocca. Il risultato fu che Afu Ra fu trasformato in Khepera, l’antica divinità associata alla creazione del mondo.
Denwen fece la sua prima comparsa nella mitologia egizia nel terzo millennio a.C. ed è descritto come un serpente infuocato. Se non fosse stato fermato dal faraone, avrebbe provocato una catastrofe infernale che avrebbe sterminato tutti gli dèi.
Nehebkau, domato da Ra e divenuto suo servo, era un enorme serpente con braccia e gambe umane su cui poggiava la terra. Talvolta è rappresentato con un corpo umano mentre tiene in mano l’occhio di Horus. Secondo la leggenda, Nehebkau era il guardiano dell’oltretomba e accompagnava il dio del sole nel suo viaggio notturno attraverso gli inferi.
Molti serpenti-drago erano associati al mondo dei defunti: lo Iaculo era un tipo di drago raffigurato come un serpente alato; il suo compito era vegliare i morti, e per questo era spesso raffigurato sulle tombe dei defunti. Ammut era temuto perché divorava le anime di peccatori.
http://dragopedia.it/mitologia/mitologia-egizia
MITOLOGIA DEL DRAGO
Il drago è una creatura mitologica che ha sempre fatto parte dell'immaginario collettivo. Di solito, soprattutto nella rappresentazione occidentale, viene concepito come un enorme e mostruoso rettile, capace di sputare fuoco, con ali simili a quelle di un pipistrello, scaglie di lucertola o di serpente, corna e una lunga coda. Talvolta sono in grado di parlare il linguaggio umano e solitamente vivono molto a lungo.
La parola “drago” deriva dal greco δράκων (drakōn), che indicava un serpente di grossa taglia; il drago, infatti, in origine era essenzialmente un grande serpente dotato di caratteristiche particolari.
Queste bestie fantastiche compaiono nelle più svariate mitologie del mondo, e ogni cultura ha leggende e raffigurazioni diverse per tutti i mostri e le creature che sono stati raggruppati sotto l’etichetta di drago. Alcuni popoli li associano alla religione o li considerano delle divinità, per altri rappresentano le forze della natura e l’universo nella loro forma primordiale, altri ancora li ricollegano con la saggezza e la longevità, mentre nelle visioni più negative sarebbero il simbolo del male, del peccato e dell’avidità.


